Stati Uniti, vendite di case non nuove in crescita del 10%

Dopo la pubblicazione di quelli provvisori, negli scorsi giorni sono stati diffusi i dati definitivi sull’andamento delle vendite delle case non nuove negli Stati Uniti: stando agli elementi diramati alla stampa dalla National Association of Realtors, le case già esistenti avrebbero generato un volume di compravendite ben superiore alle stime durante il mese di ottobre del 2009, per il livello più elevato dal febbraio del 2007.

Il merito, si sa, va riconosciuto soprattutto alla gamma di incentivi governativi predisposti a supporto di tale genere di operazioni. Rimandando ad altri approfondimenti un discorso previsionale, non possiamo ora che limitarci a rilevare che nel mese di settembre gli acquisti sono aumentati del 10,1% a un volume annualizzato di 6,1 milioni di unità rispetto ai 5,54 milioni di settembre.

Come ci si attendeva cala invece il prezzo medio di vendita, che rispetto allo stesso mese dello scorso anno è inferiore del 7,1%, per il declino più ridotto da oltre un anno.

Prezzi delle case britanniche previsti in rialzo

Rightmove Plc ha recentemente pubblicato un suo report nel quale dimostra come, nel corso del prossimo anno, il prezzo delle proprietà immobiliari ad uso abitativo della Gran Bretagna subirà un incremento.

Secondo lo studio effettuato dal sito internet specializzato nel settore, infatti, il 54% degli interessati si sarebbe dichiarato certo che nel corso dei prossimi 12 mesi il prezzo medio di una casa in Gran Bretagna subirà un rialzo rispetto all’attuale livello dei valori immobiliari residenziali.

Si tratta di una variazione di sentment davvero notevole rispetto alle precedenti edizioni della stessa analisi di Rightmove Plc. A titolo di esempio, ricordiamo come nel primo trimestre del 2009 la medesima ricerca diede come responso il 32% degli intervistati convinti di un incremento dei prezzi delle case durante il 2010.

Ricerca LS sull’immobiliare commerciale britannico

Land Securities Group Plc. ha pubblicato una recente ricerca condotta sull’andamento previsionale del mercato immobiliare commerciale del Regno Unito. Quella che è considerata come una delle società più importanti nel settore degli investimenti del real estate non sembra avere grandi dubbi: la ripresa delle attività sarebbe già cominciata, e davanti agli operatori del segmento si affaccerebbero degli anni particolarmente rosei, contraddistinti da una continua crescita delle valutazioni delle proprietà immobiliari.

Ma andiamo con ordine. Secondo ha dichiarato alla stampa Francis Salway, chief executive officer di Land Securities Group Plc., il mercato avrebbe oramai svoltato in senso positivo, con un ritmo definito quasi sorprendente, e ben oltre le aspettative della società di consulenza.

Land Securities ricorda infatti come i valori delle proprietà commerciali nel Regno Unito siano cresciuti dell’1,9% durante il mese di ottobre rispetto al precedente mese di settembre. Un buon incremento, che rende il decimo mese di questo 2009 il periodo di apprezzamento immobiliare commerciale più fruttuoso da quello che appare come un lontanissimo mese di dicembre del 2005. Su base annua, invece, il decremento rimane ancora piuttosto corposo, e pari a una contrazione del 42% rispetto al picco raggiungo nell’estate del 2007.

Stati Uniti, buona ripresa delle costruzioni

Secondo quanto sostengono gli economisti locali, negli Stati Uniti durante il mese di ottobre l’industria delle costruzioni avrebbe ripreso di buona lena le proprie attività, portandosi a un volume di realizzazioni mai così elevato negli ultimi undici mesi.

Le nuove case sono infatti cresciute dell’1,7%, con un volume annuo pari a 600 mila unità, per il livello più elevato dal mese di novembre del 2008. Ma quali sono le determinanti che hanno prodotto questo rialzo nell’industria statunitense delle costruzioni?

Per gli analisti il merito andrebbe principalmente ricondotto a un indebitamento più conveniente, favorito da un livello dei tassi sempre più basso, e dalle agevolazioni fiscali e creditizie previste dal governo per risollevare l’andamento del real estate americano. Questo avrebbe provocato un riavvio delle transazioni immobiliari, che avrebbe spinto l’industria delle costruzioni a riprendere con un discreto ritmo le proprie attività.

Ecco come non investire nell’immobiliare

Leggiamo su Bloomberg il classico esempio di investimento immobiliare nato male, e sviluppato in maniera possibilmente ancor più negativa. Una situazione quasi comica, se non fosse che dietro l’impiego milionario di uno degli istituti di credito più importanti d’Europa, si cela un dispendio di risorse difficilmente recuperabili nei tempi e nei modi stabiliti dal progetto originario.

Pare infatti che il Cosmopolitan Resort & Casino, un complesso faraonico che dovrebbe sorgere a Las Vegas per opera del supporto finanziario Deutsche Bank AG, si sia candidato – con successo – a impiego più dispendioso della città da parte di un singolo investitore.

Il complesso di Deutsche Bank sta infatti costando, per ora, ben 2 miliardi di dollari in più di quanto precedentemente previsto nel piano originario, ed è 2 anni in ritardo sul programma dei lavori. Tutto qua? Non proprio.

Gran Bretagna, diminuiscono le pretese dei venditori

Rightmove Plc. ha pubblicato un’interessante nota statistica nella quale sostiene fermamente che in Gran Bretagna i venditori di proprietà immobiliari ad uso abitativo avrebbero abbassato i prezzi richiesti per la prima volta negli ultimi tre mesi. A novembre, infatti, la società di consulenza avrebbe riscontrato una diminuzione dei prezzi all’offerta nella misura dell’1,6%: questo moderato passo indietro porta il prezzo medio di un’abitazione nell’area considerata a circa 226.440 sterline.

Si tratta di una contrazione lieve e che, come si potrà osservare confrontando le analisi della precedente nota statistica, non è sufficiente nemmeno a cancellare l’apprezzamento rilevato nel mese di ottobre, quando i prezzi crebbero nella misura del 2,8% rispetto al mese di settembre. E’ tuttavia una inversione nella tendenza dell’ultimo trimestre. Segno che, probabilmente, in vista della stagione natalizia i venditori hanno deciso di mutare il proprio comportamento almeno parzialmente, venendo incontro alle esigenze sempre più pressanti della domanda immobiliare.

Per la Bank of England, quanto rilevato nel mese di novembre non basta per cambiare le opinioni già consolidate sull’andamento del real estate locale.

USA, situazione sempre più tesa per le case pignorate

RealtyTrac sostiene che per l’ottavo mese consecutivo il numero dei provvedimenti di pignoramento immobiliare avrebbero superato quota 300 mila unità: la “colpa” di questa situazione sarebbe riconducibile prevalentemente alla situazione del mercato del lavoro, con la crescente disoccupazione che rende sempre più difficile il soddisfacimento dei debiti dei singoli mutuatari.

E così, nel mese di ottobre, un ammontare totale di 332.292 proprietà immobiliari sono state coinvolte in questo genere di provvedimenti, per una percentuale che rispetto allo stesso periodo dello scorso anno risulta essere superiore di quasi il 19%, e che coinvolge ora un proprietario di immobile su 385.

Per gli analisti del mercato immobiliare nordamericano, questo scenario è una delle cause principali che sostanzialmente terrà a freno i prezzi, con gli istituti di credito che metteranno nel mercato un numero crescente di case.

Mutui USA, tassi ancora in diminuzione

Secondo un’analisi condotta da Freddie Mac – società la cui notorietà al di fuori degli Stati Uniti d’America è legata per lo più al burrascoso recente passato – i tassi di interesse applicati ai mutui trentennali a tasso fisso negli USA avrebbero subito un ulteriore calo durante l’ultima settimana, toccando il minimo dell’ultimo mese e mezzo.

Questo nuovo passo indietro da parte dei tassi sui mutui avrebbe, stando alle prime analisi condotte sui dati di ottobre e di novembre, spinto nuove richieste di finanziamento da parte dei potenziali acquirenti, e indotto chi è già titolare di un mutuo a rinegoziare le condizioni con il proprio istituto di credito erogante.

Ma quali sono i tassi medi applicati a un mutuo negli Stati Uniti? Freddie Mac sostiene di aver rilevato un tasso del 4,91% per i finanziamenti a 30 anni, contro il precedente 4,98% della scorsa settimana. Più bassi, ovviamente, sono i tassi per i finanziamenti con durata di 15 anni, il cui valore medio si aggira oggi al 4,36%.

Cina, boom dei prezzi immobiliari

L’Istituto Nazionale di Statistica cinese sostiene che nel Paese il prezzo delle proprietà immobiliari ad uso abitativo sia cresciuto ad un ritmo record durante il mese di ottobre: stando ai dati diffusi dall’istituzione locale, infatti, i prezzi delle case nelle 70 città cinesi più grandi sono cresciuti mediamente del 3,9% rispetto allo stesso mese dello scorso anno.

Gli analisti non hanno tuttavia commentato con grande soddisfazione questi dati, mostrando la loro preoccupazione per una crescita dei prezzi definita “troppo veloce”, con particolare riferimento ai centri metropolitani più importanti, come Pechino, Shenzhen, Guangzhou e Shanghai. Sembra inoltre sempre più probabile che a tal proposito la Banca Centrale e le autorità regolamentative del mercato possano intraprendere delle iniziative per limitare l’utilizzo del debito bancario e finanziario nelle transazioni di carattere immobiliare, cercando di evitare il formarsi di una pericolosa bolla nel settore.

Da inizio anno ad oggi, infatti, in Cina sono stati erogati 1,27 trilioni di dollari di nuovi mutui: una facilità creditizia che ha supportato l’incrementante domanda del settore, e che ha condotto a un incremento dei prezzi in 65 delle 70 città monitorate dall’Istituto.

Stati Uniti, vendite di case in crescita dell’11%

Negli Stati Uniti le vendite di proprietà immobiliari abitative sono cresciute dell’11% nel terzo trimestre dell’anno. Secondo gli analisti locali, gran parte del merito andrebbe ricondotto allo sgravio fiscale riconosciuto per le transazioni aventi ad oggetto acquisti di case da adibire a residenza principale come prima abitazione di proprietà.

Annaulizzando i dati, la National Association of Realtors segnala che le vendite di case unifamiliari e appartamenti condominiali non nuovi sono cresciute a 5,3 milioni di unità, con un prezzo medio pari a 177.900 dollari, in calo di circa l’11% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Ci si domanda tuttavia quale sarà l’andamento delle vendite: come detto, una buona parte delle determinanti di questo risultato positivo vanno ricondotte ai programmi governativi di incentivo e di supporto economico. Piani che l’amministrazione Obama ha voluto prolungare, prevedendo, in data 6 novembre, di estendere i vantaggi previsti anche per le prossime settimane.

Acquisto immobili: quelli di “casa nostra” offrono ottimi rendimenti

 Nel mondo, attualmente, dopo la tempesta finanziaria che ha avuto in alcune aree effetti devastanti, è poco conveniente in termini di rendimento dell’investimento effettuato, acquistare immobili in Russia, ed in particolare a Mosca, ma anche negli Stati Uniti, a New York, e a Dubai.

Al top dei rendimenti annui lordi c’è invece, sul fronte diametralmente opposto, San Josè, in Costa Rica, ma l’immobile è un buon affare anche a Toronto, in Canada, ed a Tokio, in Giappone. Sono queste, nello specifico, le risultanze di uno studio effettuato da Idealista.it prendendo a riferimento come parametro di valutazione il p/e ratio, un indicatore che si utilizza di norma e comunemente nell’ambito della finanza per misurare la redditività degli investimenti.

Costruttori, opportunità in Arabia Saudita

Vi potrebbero essere delle ottime opportunità d’affari per le industrie di costruzione che decidessero di intraprendere investimenti nel mercato dell’Arabia Saudita.

A dichiararlo – indirettamente – è l’istituto di credito tedesco Deutsche Bank, secondo cui il Paese dovrà presto fronteggiare una significativa carenza di proprietà immobiliari presenti nell’area: in altri termini, Deutsche Bank ritiene che entro il 2015 si creerà un notevole gap tra la domanda e l’offerta, una distanza che potrebbe essere ricoperta solamente con un’accelerazione notevole dei progetti di costruzione da parte delle società del settore, e ammesso che vi sia il benestare da parte delle autorità locali.

Deutsche Bank ricorda infatti come le autorità governative della zona abbiano stimato una necessità di circa 900.000 di case entro il 2015 rispetto a quelle attualmente presenti. L’istituto di credito invece considera come pienamente insoddisfacente questo target, ritenendo più probabile che – a causa dell’incremento della popolazione locale, indotto anche da un boom occupazionale che si svilupperà nel corso dei prossimi anni – entro cinque anni serviranno almeno 1,2 milioni di nuovi appartamenti.

Nuova Zelanda, prezzi finalmente in aumento

Ci sono voluti ben 16 mesi, ma finalmente anche in Nuova Zelanda i prezzi delle proprietà immobiliari sono cresciuti. Nel mese di ottobre, infatti, stando a quanto sostiene la Quotable Value New Zealand Ltd.,  i prezzi sarebbero aumentati dello 0,2%: un segnale che dagli economisti locali è stato percepito come un sintomo di ripresa dell’intera economia, passata attraverso una delle peggiori recessioni degli ultimi decenni.

I dati della Quotable Value New Zealand Ltd. dimostrano quindi come i valori delle case neozelandesi abbiano dato un primo segnale di vitalità dal giugno del 2008; l’agenzia governativa di settore ha inoltre precisato come dal punto minimo del mese di aprile 2009 i prezzi delle proprietà ad uso abitativo abbiano subito un incremento del 3,4%.

A favorire la ripresa, secondo quanto riportano alcuni quotidiani economico finanziari locali, sarebbe stato il concorso tra un livello record dei tassi di interesse di riferimento – mai così bassi – insieme alla crescente domanda, favorita, questa, anche dall’aumento dell’immigrazione.

Australia, mutui record negli ultimi sei mesi

L’Istituto Nazionale di Statistica di Sidney sostiene che i mutui immobiliari durante il mese di settembre avrebbero toccato le 65.505 unità: si tratta di un incremento del 5,1% rispetto al mese di agosto. Un mese considerato meno brillante del previsto, visto e considerato che durante l’ottavo periodo dell’anno il numero dei mutui calò di quasi il 2% rispetto al mese di luglio.

L’incremento ravvisato nel mese di settembre – ben oltre quanto atteso dagli analisti – sembra esser un prodotto diretto degli interventi a sostegno del credito promossi dal Primo Ministro australiano Kevin Rudd, che per favorire la ripresa economica locale, ha predisposto un bacino di sostegno ai finanziamenti di settore.

Stando agli economisti, quanto sta accadendo sul fronte finanziario immobiliare potrebbe portare il Governatore della Banca Centrale Glenn Stevens ad agire nuovamente sui tassi di interesse di riferimento, portando al rialzo il costo del denaro. A sostenere questa possibile (e a questo punto probabile) mossa di Stevens, potrebbe concorrere anche il livello dei prezzi delle case, cresciuti di oltre l’8% negli ultimi sei mesi.