Nelle ultime settimane abbiamo trascurato volontariamente quanto accadeva all’interno del mercato immobiliare cinese, attratti e preoccupati da “bolle speculative” che hanno ben più probabilità di scoppiare all’interno del vecchio Continente. Svanito il pericolo di una bolla svizzera, infatti, i timori si concentrano soprattutto in Grecia e in Irlanda e, ancor di più, in Spagna. Ciò non toglie, tuttavia, che il nostro interesse verso il mercato immobiliare cinese permanga ancora: vediamo, pertanto, quale è lo stato di salute del real estate del dragone.
bolla immobiliare
Bolla immobiliare Svizzera meno probabile
Se avete acquistato casa in Svizzera e temete che il vostro investimento possa rimanere coinvolto nella bolla immobiliare che alcuni osservatori avevano paventato pochi mesi fa, potete rasserenarvi. Pare infatti che il mercato elvetico delle abitazioni si stia gradualmente privando di tutte le tensioni accumulate nel corso degli anni, e che possa pertanto proporsi nel biennio a venire con un rinnovato ottimismo.
Bolla immobiliare Italia
Anche in Italia sta scoppiando una bolla immobiliare? La risposta, per il quotidiano Rinascita, è assolutamente positiva. Il giornale afferma infatti che qualsiasi agenzia immobiliare presente sul territorio nostrano sa, “in gran segreto, senza farlo sapere troppo in giro, quanto sia calato il numero di vendite e quanto, nonostante ciò, i prezzi siano congelati”. Ma è davvero così? C’è davvero il rischio di una bolla immobiliare latente?
Rischio bolla immobiliare Italia
Più volte (anche nelle ultime ore) ci siamo soffermati sul rischio di uno scoppio di una bolla immobiliare all’interno di alcuni tra i principali mercati mondiali. Un rischio che sta coinvolgendo trasversalmente tutto il mondo, visto e considerato che perfino il New York Times ha ipotizzato, nel breve termine, il rischio di una crisi del mattone nel mercato cinese, e visto e valutato che all’interno dei confini del vecchio Continente anche il real estate di Madrid sembra scricchiolare.
A parlare dei rischi dello scoppio di una bolla immobiliare italiana, e delle sue presumibili conseguenze, è stato il nuovo presidente di Monte dei Paschi di Siena Alessandro Profumo, che in una recente intervista ha dichiarato come nel Paese “non vi sia una bolla immobiliare di tipo speculativo come quella che si è verificata in Spagna”, poiché nella nostra nazione, essenzialmente, il patrimonio sarebbe composto “principalmente da prime case di proprietà delle famiglie e questo è un fattore di solidità”.
Cina, i costruttori di case si spostano verso le aree più piccole
Secondo quanto riferito dal China Real Estate Index System, i prezzi delle proprietà residenziali della Cina avrebbero subito un incremento dei valori su base mensile pari allo 0,95%, ottenuto confrontando il livello medio dei prezzi di gennaio rispetto a quello di dicembre.
L’indice sostiene pertanto che, attualmente, il prezzo medio di un appartamento sarebbe pari a 8.645 yuan (circa 1.677 dollari) per metro quadro, per quanto concerne i valori commerciali degli immobili presenti nelle 100 principali città del Paese, utilizzate per la costruzione dell’indice.
Nonostante le misure intraprese dal governo per frenare e stabilizzare i prezzi, pertanto, i valori commerciali delle abitazioni cinesi continuano a incrementare, dimostrando inoltre alcune variazioni nei comportamenti dei principali operatori immobiliari.
Cina, nessuna bolla immobiliare per ING e UBS
Il mercato immobiliare cinese non sta attraversando una fase di espansione incontrollata, e non vi sarebbe alcune pericolo di formazione di una bolla di settore. UBS Global Asset Management e ING Real Estate Investment Management sostengono infatti che la forte crescita economica e la necessità di una incrementante urbanizzazione supporteranno la crescita dei prezzi nel lungo termine, senza alcun crollo improvviso.
La crescita economica sorreggerà pertanto il mercato immobiliare, e a poco serviranno le misure introdotte dal governo cinese a freno dei prezzi delle case, che sono incrementati con ritmi record nel corso degli ultimi mesi: il divieto di finanziamenti per acquisto di terze case, tassi di interesse più elevati e l’inasprimento di alcuni requisiti per l’acquisizione di seconde case non produrranno pertanto i grandi effetti sperati.
I prezzi delle proprietà immobiliari stanno infatti continuando a crescere in doppia cifra (nel mese di maggio, nelle 70 aree urbane più grandi della Cina, lo sviluppo è stato del 12,4%, dopo il 12,8% del mese di aprile), e il futuro non dovrebbe smentire tale trend storico.
Come fermare la bolla immobiliare cinese?
La domanda-titolo del nostro post non è nuova. Già da parecchi mesi (e, in diverse proporzioni, anche da qualche anno) analisti ed economisti locali e internazionali si chiedono quali sono i reali pericoli che si celano dietro alla presumibile abnorme formazione di una bolla immobiliare nella principale economia emergente asiatica, e quali potrebbero essere le iniziative da porre in essere, con efficacia, per evitare il suo scoppio.
Alla domanda sta cercando di dare una risposta anche il governo cinese, che con intensità crescente cerca di metter mano a qualche leva da azionare per evitare un ulteriore propagarsi della volontà speculativa all’interno del real estate del Paese asiatico. Con questi presupposti, pochi si sono sorpresi nel leggere le dichiarazioni del Ministro Jiang Weixin, che pochi giorni fa ha dato ufficiosamente il via a una nuova azione in tal senso.
Jiang Weixin ha dichiarato che la Cina limiterà le erogazioni creditizie per alcune tipologie di transazioni immobiliari, al fine di ridurre il fenomeno speculativo, e il conseguente eccessivo incremento dei prezzi delle proprietà, con particolare riferimento a quelle ad uso residenziale e abitativo. Pochi giorni prima, il Premier Wen Jiabao aveva denunciato come vi fossero eccessivi aumenti dei prezzi delle case in alcune grandi città del Paese.
Bernanke difende la politica monetaria Fed
Bernanke, attuale chairman della Federal Reserve americana, negli scorsi giorni ha difeso a spada tratta le decisioni in politica monetaria compiute in passato dalla Banca Centrale. Più di una critica, infatti, sosteneva che fossero proprio le trascorse scelte di mantenere “relativamente bassi” i tassi di interesse di riferimento, nel corso dello scorso decennio, ad aver contribuito in maniera decisiva all’emersione prima, e allo scoppio poi, della bolla immobiliare che ha dato il via alla brusca crisi economico finanziaria di cui si avvertono ancor oggi sensibili strascichi.
Bernanke non ha però voluto esimersi dallo spendere qualche parola di rimorso sulle azioni della Banca Centrale, confermando che, probabilmente, una migliore regolamentazione del sistema bancario avrebbe potuto effettivamente limitare gli effetti negativi dello scoppio della bolla del real estate locale.
Il chairman della Federal Reserve si è infatti espresso affermando che “la migliore risposta alla bolla immobiliare non avrebbe dovuto essere monetaria, quanto regolamentatoria”. Il numero 1 dell’istituzione ha poi definito come parzialmente tardivi o insufficienti gli sforzi della Fed per far fronte alla bolla, con azioni che avrebbero potuto essere più incisive e, in generale, semplicemente “migliori”.