Si chiama “social housing” e, a ben vedere, non è nient’altro che l’investimento nella costruzione di case popolari. Alloggi economici, rivolti a quelle persone che non hanno diritto alla “vera” casa popolare, ma non riescono nemmeno a cercare e comprare una casa agli attuali prezzi di mercato. Una fetta di popolazione estremamente ampia e varia, che potrebbe essere soddisfatta attraverso interventi mirati e diffusi capillarmente sul territorio. Ma quale è l’attuale situazione del social housing italiano? E quali sono le conseguenze per il futuro a breve termine?
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Migliori investimenti europei in case
Anche se il mercato immobiliare europeo non sta godendo di un buon clima complessivo, le opportunità di impiego sono certamente a portata dei migliori portafogli. I prezzi delle case ancora convenienti, la qualità elevata delle costruzioni e alcune variabili economiche certamente positive, stanno inducendo sempre più investitori internazionali a scommettere sull’immobiliare di aree a maggior tasso di attrattività, come ad esempio accade per la Germania, per l’Inghilterra e per la Francia con, rispettivamente, elevati livelli di interesse a Berlino, Londra e Parigi.
Dismissione immobili per più di 300 miliardi di euro
Sta per prendere piede la nuova fase di dismissioni pubbliche di immobili. Il decreto legge che la scorsa settimana è stato varato dal Consiglio dei Ministri vedrà luce sulla Gazzetta Ufficiale tra breve tempo e, di conseguenza, prenderà il via la fase concreta di cessione delle proprietà immobiliari detenute da enti pubblici: un maxi progetto che, secondo le stesse stime dell’esecutivo, dovrebbe ammontare a complessivi 320 miliardi di euro.
A confermare quanto sopra è la relazione tecnica all’articolo 2 del d.l., che nel quantificare gli impatti del “processo dinamico che, considerata la tempistica necessaria per la valorizzazione dei diversi asset di proprietà pubblica, sarà volto ad assorbire nel tempo il portafoglio di proprietà delle Pubbliche Amministrazioni”, auspica una valorizzazione dei cespiti immessi sul mercato compresa tra i 239 e i 319 miliardi di euro.
Immobiliare Parma in calo
In Emilia Romagna le compravendite del secondo semestre 2011 sono calate dell’1,1 per cento. Tuttavia, a Parma, nello stesso periodo si è riscontrato un incremento per certi versi incredibile, con una progressione pari a 9,4 punti percentuali. A sostenerlo sono gli ultimi dati pubblicati dall’Osservatorio sul mercato immobiliare, da parte dell’Agenzia del Territorio.
Nella seconda parte dello scorso anno, infatti, le transazioni normalizzate sarebbero state pari a 25.800 unità, per una quota del mercato immobiliare di poco superiore all’8,50 per cento, e con una contrazione delle compravendite pari a 1,1 punti percentuali. Tra le varie province, oltre alla già segnalata straordinaria performance di Parma, malissimo Modena, Forlì e Ravenna, con contrazioni pari a 9, 8,3 e 7,1 punti percentuali.
Comprare casa in Europa conviene?
Conviene comprare casa in Europa e, in particolare, nei mercati dell’Unione Europea, maggiormente colpiti dalle difficoltà finanziarie? A chiederselo sono intanto, e a rispondere – negli ultimi giorni – sono stati gli analisti della Exane Bnp Paribas, secondo cui è arrivato il momento giusto per investire nel settore immobiliare europeo, visto e considerato che – seppur i rischi non manchino – il potenziale di recupero è molto elevato.
Certo è che gli specialisti della banca francese si riferiscono più che altro a un investimento azionario nelle società che impiegano nel settore. Ma le considerazioni possono comunque essere ribaltate, per certi versi, anche nei confronti di coloro che non cercano un investimento finanziario, ma cercano un impiego reale nel mattone del vecchio Continente.
Crisi immobiliare, se la casa non è più un bene rifugio
Una recente ricerca compiuta dall’Osservatorio Censis – Associazione bancaria italiana sulla società italiana e, in particolar modo, sul comparto immobiliare nazionale, sostiene che non sempre investire sugli immobili si rivela una scelta “azzeccata”. A riportare le considerazioni di cui sopra è stato un recente rilancio dell’Agi, secondo cui “investire in un bene immobiliare non è sempre la scelta migliore”.
La ricerca compiuta dal Censis evidenzia d’altronde come solamente il 17% degli italiani è oramai convinto che i risparmi vadano spesi per l’acquisto di una casa (contro una percentuale che era quasi il doppio, il 33,5%, di questi tempi, ma un anno fa); per il 36% degli italiani è invece meglio mantenere la liquidità in attesa che la crisi passi (contro una percentuale che un anno fa era invece ferma al 25,5%).