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Stati Uniti, pignoramenti in crescita in 7 città su 10

Secondo quanto sostiene la società RealtyTrac, in quasi tre quarti delle città statunitensi, nel corso del 2010 il volume dei pignoramenti avrebbe conosciuto un rialzo più o meno sensibile, chiudendo pertanto tale esercizio con un risultato peggiore di quanto rilevato nel 2009.

La società che ha effettuato l’analisi da cui sopra abbiamo tratto l’estrema sintesi, ha infatti affermato che il peggioramento del fenomeno avrebbe interessato il 72% delle città del Paese nordamericano con una popolazione di almeno 200 mila abitanti.

Sul fronte dei record – ben poco invidiabili – le tre città che hanno occupato il podio delle metropoli con gli incrementi più significativi sono avvenuti a Houston, Seattle e Atlanta, le cui proporzioni di aumento dei pignoramenti hanno “battuto” quelle delle principali 20 città della nazione.

Disoccupazione elevata, i pignoramenti continueranno a crescere

In un recente studio gli analisti della compagnia americana ZipRealty sostengono che il mercato immobiliare statunitense non riuscirà a conseguire una ripresa soddisfacente nel corso dei prossimi mesi. La perdita di nuovi posti di lavoro, che mantiene su soglie troppo elevate il tasso di disoccupazione, continua a produrre delle nocive conseguenze sulle speranze di ripresa del real estate a stelle e strisce.

Secondo gli analisti della compagnia sopra ricordata, il volume di vendite delle nuove proprietà immobiliari sarebbe fortemente nella strada del decremento, giungendo su soglie minime record durante la parte finale dell’estate. Tale elemento, uno degli indicatori principali dello stato di salute del mercato immobiliare americano, è previsto ulteriormente in calo nel corso delle prossime settimane.

Stando a ciò che a tal proposito è stato dichiarato dai ricercatori dell’Università di Harvard, “i problemi del mercato immobiliare sono problemi dell’intera economia nazionale, e fino a quanto non verranno risolti, non vi potranno essere margini per una robusta ripresa”.

Stati Uniti, l’immobiliare dipenderà dall’occupazione – Harvard

Un report condotto dall’Università di Harvard sostiene che la crescita dell’occupazione sarà il fattore chiave per lo sviluppo del mercato immobiliare statunitense, che potrà estendersi sul medio periodo – e pertanto ben oltre l’esaurimento dello stimolo derivato dalla previsione del beneficio fiscale governativo – solamente nell’ipotesi di significativo miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro.

L’elevato tasso di disoccupazione che sta caratterizzando lo scenario occupazione statunitense, sta infatti altresì mantenendo su soglie eccessive il volume di pignoramenti, scoraggiando il mercato immobiliare dalla formazione di una domanda duratura e sostenibile nel futuro non a breve termine.
 
Il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti è sceso nel corso dello scorso mese, ma è ben lungi dal poter annoverare un equilibrio ottimale. Il livello dei disoccupati è infatti pari a 9,7 punti percentuali a maggio 2010, contro i 9,9 punti percentuali del mese di aprile, come confermato dal Dipartimento del Lavoro nello scorso report datato 4 giugno. Per l’intero 2010, è probabile che il tasso di disoccupazione possa assestarsi intorno ai 9,6 punti percentuali, che rappresenterebbe il livello più elevato dal 1983.

Manhattan, nuovo crollo negli affitti di appartamenti

Il broker Prudential Douglas Elliman Real Estate ha condotto un’analisi approfondita sulla situazione del mercato immobiliare ad uso abitativo di Manhattan, per ciò che concerne il segmento dei canoni di locazione degli appartamenti. Il responso non è stato per nulla positivo, e sarebbe in grado di dimostrare come la crisi occupazionale dell’area stia continuando a produrre degli effetti nocivi su una potenziale ripresa del settore.

Per Prudential Douglas Elliman Real Estate, infatti, gli affitti di appartamenti a Manhattan sono calati del 9,4% nel quarto trimestre dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2008, a causa della crisi recessiva che sta coinvolgendo Wall Street, con conseguente perdita di numerosi posti di lavoro nel settore finanziario, e non solo.

Per ciò che concerne i canoni di locazione percepiti dagli affittuari, la società ha riscontrato una stabilita per le tipologie di appartamento più richieste. Per quanto riguarda invece le transazioni di compravendita, i prezzi degli appartamenti hanno subito un decremento del 7,3% nel quarto periodo dell’anno, rispetto a quanto riscontrato nello stesso trimestre di un anno fa.

Irlanda, il futuro immobiliare è ancora buio

Non c’è pace per il mercato immobiliare irlandese. Stando a quanto sostengono diverse analisi pubblicate ad inizio anno (i numeri riportati nel nostro post fanno riferimento al report diramato qualche giorno fa da Bloomberg News), i valori delle proprietà immobiliari ad uso abitativo – nuove e non nuove – dovrebbero diminuire ancora nel corso del 2010, a causa del persistere della recessione più dura che il Paese abbia mai dovuto affrontare nella sua storia recente.

Stando a Bloomberg News, che ha effettuato un sondaggio su un gruppo di sei analisti internazionali e locali, i prezzi delle case irlandesi dovrebbero diminuire ancora del 9% rispetto al livello dei prezzi del 2009: si tratta di una previsione piuttosto buia, che pone l’Irlanda tra i fanalini di coda rispetto alle previste prestazioni che i mercati immobiliari europei dovrebbero conseguire nell’anno in corso.

A ciò occorre anche aggiungere che – se le previsioni degli analisti dovessero rivelarsi realtà (e, a ben vedere lo scenario attuale, davvero poche sono le possibilità di essere smentiti) – il 2010 dovrebbe essere il quarto anno di flessione consecutiva per i prezzi delle case dell’area. Inoltre, occorre ricordare che i valori delle case irlandesi hanno già subito una contrazione pari al 27% rispetto ai picchi massimi raggiunti all’inizio del 2007.

Stati Uniti, stabile l’industria delle costruzioni

L’industria delle costruzioni immobiliari degli Stati Uniti è rimasta stabile, ad ottobre, dopo la contrazione degli affari riscontrata a settembre, quando conseguì la quinta flessione di fila.

Gli investimenti del mese di settembre, infatti, calarono dell’1,6% rispetto al periodo di riferimento precedente. Le analisi compiute sui dati diffusi dal Dipartimento del Commercio di Washington rivelano che la causa principale di quella flessione fu riconducibile al buon numero di progetti commerciali abbandonati, e a un incremento degli spazi industriali rimasti invenduti nel corso dei mesi precedenti.

Secondo opinione diffusa tra gli analisti americani, l’industria delle costruzioni residenziali potrebbe stabilizzarsi dopo l’estensione dei benefici fiscali concessi agli acquirenti prima casa da parte del governo, con scadenza 30 aprile 2010 contro precedente termine fissato nella giornata del 30 novembre 2009.

Stati Uniti, dati ufficiali del terzo trimestre

L’Agenzia governativa di riferimento per il settore immobiliare negli Stati Uniti ha fornito i dati ufficiali sull’andamento del terzo trimestre 2009.

Il periodo ora in esame ha innanzitutto visto i prezzi delle proprietà immobiliari ad uso abitativo diminuire del 3,8% rispetto allo stesso livello dello scorso anno: un calo ancora piuttosto significativo, ma pur sempre il declino meno rilevante dal primo trimestre del 2008. Sulle determinanti di questo miglioramento dello scenario, non sembrano esserci molti dubbi. Come più volte abbiamo sottolineato qui su Io Compro Casa, il merito della ripresa nel breve termine sembra vada ricercato principalmente negli incentivi fiscali predisposti per gli acquirenti della prima casa.

Su base mensile, invece, i prezzi sembrano essere praticamente invariati dal mese di settembre al mese di agosto. Risultano essere invece più alti dello 0,2% rispetto a quelli del secondo trimestre dello stesso anno.

Case invendute in crescita negli Stati Uniti

Le società di costruzioni degli Stati Uniti possono vantare un portafoglio di nuove case invendute sempre crescente; ma anche sul fronte delle case “usate”, le agenzie immobiliari americane devono loro malgrado registrare un forte incremento delle proprie disponibilità. E’ questo quanto emerge da un’analisi di settore compiuta in terra nordamericana, secondo cui durante il terzo trimestre del 2009 le case prive di un proprietario privato sarebbero aumentate a livelli quasi record nel recente passato.

Il report dimostra infatti come siano oggi più di 18 milioni e 800 mila unità le case che, negli Stati Uniti, risulterebbero non assegnate ad alcun inquilino proprietario.

Le cause sono facilmente riconducibili, in questo caso, alla crescita di pignoramenti compiuti su mutuatari insolventi, e al numero di nuove case vendute durante il mese di settembre, in contrazione oltre le attese degli analisti di mercato.