Recenti opinioni divergenti hanno sollevato accese discussioni circa l’appropriatezza (o meno) degli attuali livelli di pressione fiscale sul mercato immobiliare italiano. A fronte di alcuni interventi critici da parte degli operatori di settore, il governo ha recentemente risposto affermando che la pressione del Fisco sull’immobiliare della Penisola non sarebbe affatto così elevata come sostenuto da più di qualcuno, ma sarebbe addirittura sotto la media Ocse, e aprendo di fatto margini di giustificazione piuttosto importanti per i recenti interventi in tal senso.
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Detrazione 55% a società immobiliare
L’Associazione italiana dei dottori commercialisti (Aidc) ha richiesto omogeneità nel riconoscere le detrazioni fiscali del 55% agli interventi di riqualificazione energetica secondo il principio che chi sostiene le spese avrebbe diritto al bonus. Pertanto, anche le società immobiliari di gestione, al momento escluse dall’agevolazione, dovrebbero poter beneficiare del bonus, senza alcun tipo di discriminazione. Ma perchè questo passo in avanti dovrebbe essere così importante. E cosa prevede oggi la normativa?
Prelievo fiscale immobili per 55 miliardi l’anno
Secondo quanto reso noto dall’Ance, nel recente incontro denominato “Una fiscalità immobiliare per lo sviluppo delle città”, il prelievo fiscale sugli immobili – come riformato dalla recente introduzione dell’imposta municipale unica – dovrebbe raggiungere quest’anno i 55 miliardi di euro l’anno, giungendo addirittura ai 58 miliardi di euro se si darà seguito all’incremento di due punti delle aliquote Iva.
Imu scontata per i fabbricati invenduti
Stando al tenore letterale dell’art. 56 del c.d. decreto legge sulle liberalizzazioni, l’Imu (l’imposta municipale unica “sostitutiva” della vecchia imposta comunale sugli immobili) sui fabbricati invenduti può essere ridotta fino al 3,8 per mille. Una possibilità in mano ai Comuni, che potranno pertanto scegliere di tagliare del 50% rispetto al 7,6 per mille ordinario, l’aliquota dell’imposta da applicarsi agli immobili invenduti.
La ratio della disposizione è piuttosto semplice: con questo provvedimento il governo vuole cercare di alleggerire la pressione fiscale su quelle imprese di costruzione che si trovino a chiudere l’anno con molti immobili invenduti in magazzino, unitamente al contemporaneo intervento di revisione Iva in termini di cessione e locazione degli immobili abitativi, sorto per cercare di conferire un po’ di sollievo al critico mercato immobiliare italiano.
Cedolare secca affitti 2011: il Fisco incontra i professionisti
La cedolare secca sugli affitti, ovverosia l’imposta sostitutiva sui redditi da locazione, ufficialmente entrata in vigore nell’aprile scorso, rappresenta una novità non solo per i contribuenti, ed in particolare per i proprietari di immobili, ma anche per i professionisti che li assistono. Ed allora in Emilia-Romagna, ed in particolare a Reggio Emilia, l’Agenzia delle Entrate ha organizzato un ciclo di incontri incentrato proprio sul tema relativo alla cedolare secca sugli affitti. L’imposta sostitutiva, lo ricordiamo, è al 19% per i contratti di affitto a canone concordato, mentre è al 21% per i contratti di affitto stipulati dal proprietario e dall’inquilino sul mercato libero. E così a Reggio Emilia il Fisco incontra sulla cedolare secca i professionisti e gli addetti ai lavori in un primo incontro di apertura che, in accordo con quanto riportato da Fiscooggi.it, il Quotidiano Telematico dell’Agenzia delle Entrate, s’è tenuto il 5 maggio scorso.
Stati Uniti, buona ripresa delle costruzioni
Secondo quanto sostengono gli economisti locali, negli Stati Uniti durante il mese di ottobre l’industria delle costruzioni avrebbe ripreso di buona lena le proprie attività, portandosi a un volume di realizzazioni mai così elevato negli ultimi undici mesi.
Le nuove case sono infatti cresciute dell’1,7%, con un volume annuo pari a 600 mila unità, per il livello più elevato dal mese di novembre del 2008. Ma quali sono le determinanti che hanno prodotto questo rialzo nell’industria statunitense delle costruzioni?
Per gli analisti il merito andrebbe principalmente ricondotto a un indebitamento più conveniente, favorito da un livello dei tassi sempre più basso, e dalle agevolazioni fiscali e creditizie previste dal governo per risollevare l’andamento del real estate americano. Questo avrebbe provocato un riavvio delle transazioni immobiliari, che avrebbe spinto l’industria delle costruzioni a riprendere con un discreto ritmo le proprie attività.