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Mutuo prima casa con tasso variabile e cap da Crediumbria

 Il mutuo prima casa a tasso variabile e cap di Crediumbria è un finanziamento immobiliare a condizioni economiche di onerosità indicizzate ai tassi di mercato, con presenza contemporanea di un “cap“, cioè di un tetto massimo all’apprezzamento dei tassi.

In altri termini, il mutuo permetterà al cliente dell’istituto di credito di potersi avvantaggiare della presenza di un trend decrescente, senza tuttavia rischiare di subire in pieno i pregiudizi sofferti in seguito a un incremento dei tassi di mercato.

Il cap interverrà infatti limitando l’incidenza negativa derivante dall’apprezzamento dell’Euribor, impedendo che il tasso applicato al capitale mutuato salga oltre i 5,90 punti percentuali, e conferendo così al mutuatario la certezza di un livello di onerosità massima del mutuo.

Cedolare secca affitti: Sicet, imposta farraginosa

Dopo tanto attendere, la cedolare secca sugli affitti, ovverosia l’imposta sostitutiva sui redditi da locazione, entrerà ufficialmente in vigore a partire dal 7 aprile del 2011. A ricordarlo è il Sicet, Sindacato Inquilini Casa e Territorio, nel sottolineare comunque come si tratti di un meccanismo di prelievo fiscale alquanto farraginoso.

Al riguardo, infatti, il Segretario Generale del SICET, Guido Piran, ha fatto presente come la norma a prima vista appaia alquanto semplice in quanto sono previste due aliquote, al 19% per i canoni d’affitto concordati, ed al 21% per i contratti di locazione stipulati sul mercato libero. Pur tuttavia, vengono rilevati dal Sindacato dei punti oscuri non solo per gli inquilini, ma anche per gli stessi proprietari degli immobili. Di riflesso, il Sindacato Inquilini Casa e Territorio auspica che una Circolare dell’Agenzia delle Entrate possa fare chiarezza.

Mercato immobiliare: prezzi in aumento, tasse permettendo

 Negli ultimi giorni si sta assistendo ad un duro dibattito a livello politico non sulle vicende legate all’inchiesta a carico del Premier Berlusconi, ma al federalismo fiscale. Dopo il pareggio 15 a 15 nella cosiddetta “Bicameralina”, il Governo ha provveduto ad approvare nello stesso giorno, in un Consiglio dei Ministri tenutosi in serata, un Decreto col quale l’Esecutivo ha dato, anzi voleva dare, il via libera al federalismo fiscale municipale.

Pur tuttavia, è arrivato lo stop del Quirinale che al riguardo, prima dell’eventuale emanazione del Decreto, ha chiesto che il Governo sulla misura adottata provveda prima a riferire alle due Camere. Nel federalismo fiscale municipale ci sono misure che, in particolare, riguardano la tassazione sugli immobili. E se la maggioranza al riguardo parla di “svolta epocale”, le opposizioni, invece, ritengono che il Governo in questo modo andrà ad introdurre a carico dei contribuenti una patrimoniale. Chi ha ragione?

Casa: Consumatori dicono no a nuove tasse

Attualmente nelle Aule del Parlamento si sta discutendo sul cosiddetto federalismo fiscale municipale che sposterà la fiscalità ed il prelievo non più dai cittadini al Governo centrale, e poi, attraverso i trasferimenti, agli Enti locali, ma direttamente dal cittadino ai Comuni italiani. Trattasi del progetto di riforma del fisco in senso federalista fortemente voluto dalla Lega Nord e sulla quale poggia in sostanza l’alleanza politica di lungo corso con il Pdl, il partito del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Ebbene, nell’ambito del federalismo fiscale municipale uno dei capitoli all’esame è quello relativo alla casa ed al prelievo fiscale su di essa.

Al riguardo il Presidente della Federconsumatori, Rosario Trefiletti, in un’intervista dall’Agenzia di Stampa Adnkronos, ha fatto presente come si debba evitare di introdurre tasse sulla casa, e come invece, ai fini della riduzione del debito pubblico, e del reperimento di nuove risorse, sarebbe necessario andare a vendere le riserve di oro e combattere gli sprechi.

Affitti e cedolare secca: i vantaggi per i proprietari

 Con l’applicazione della cedolare secca, quando questa potrà essere applicata su tutto il territorio nazionale sugli immobili in affitto, i proprietari delle case potranno conseguire dei risparmi fiscali significativi solamente quando il loro reddito annuo da dichiarare al Fisco è pari ad almeno 28 mila euro. Questo è quanto emerge da un Rapporto a cura dell’Ufficio Studi della CGIA di Mestre che, infatti, ha sottolineato come sotto la soglia di reddito sopra indicata i vantaggi fiscali per il proprietario di immobili non siano più così significativi.

Anzi, l’Associazione degli artigiani mestrina pone all’attenzione il fatto che per bassi redditi, sotto i livello di 15 mila euro, il proprietario di immobili che affitta con l’eventuale applicazione della cedolare secca andrebbe addirittura a pagare più tasse.

Leasing immobiliare: come versare l’imposta sostitutiva

 Le modalità e le specifiche tecniche, per quel che riguarda il versamento dell’imposta sostitutiva dovuta sui contratti di leasing immobiliare, aventi il corso di esecuzione alla data dell’1 gennaio del 2011, sono state approvate con un apposito Provvedimento da parte del Direttore dell’Agenzia delle Entrate.

A darne notizia con un comunicato ufficiale è stata venerdì scorso, 14 gennaio 2011, proprio l’Amministrazione finanziaria dello Stato che, inoltre, ha fatto presente come nell’ambito dello stesso provvedimento siano state approvate le specifiche tecniche utili per trasmettere in via telematica il modello di comunicazione dei dati catastali degli immobili che risultano essere oggetto dell’operazione di cessione, di risoluzione e di proroga dei contratti di locazione o di quelli di affitto, che sono già registrati alla data dell’1 luglio dell’anno scorso.

Casa e Finanziaria: le novità per il 2011

 La “Finanziaria”, ovverosia il DDL Stabilità, è diventata Legge dello Stato dopo il via libera definitivo da parte del Senato. L’approvazione della manovra economica è avvenuta senza modifiche dell’ultimo minuto ed in linea con le richieste formulate dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, di approvare il DDL prima della data del prossimo 14 dicembre 2010, quando si conosceranno con il voto sulla mozione di sfiducia i destini dell’attuale Governo in carica.

Ma quali novità contiene la Finanziaria sulla casa? Ebbene, innanzitutto il cosiddetto “ecobonus”, ovverosia la detrazione fiscale al 55% sui costi sostenuti per gli interventi di riqualificazione energetica, è stato prorogato dopo che nelle scorse settimane, invece, la misura ha rischiato di non essere rinnovata; pur tuttavia, l’ecobonus, e quindi il risparmio fiscale, dovrà essere spalmato su un periodo pari a dieci anni e non più cinque.

Mutui e agevolazioni per ristrutturare casa

Per le ristrutturazioni edilizie gli italiani possono sia finanziare i lavori con un mutuo, a patto che chiaramente la banca ce lo conceda, sia sfruttare anche dei benefici fiscali offerti dalla normativa vigente. Trattasi, nello specifico, di un bonus, uno sconto fiscale fruibile attraverso il meccanismo delle detrazioni dall’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef); nel dettaglio lo sconto è pari al 19% con un massimale annuo pari a 2.582,28 euro complessivi a patto che in ogni caso il finanziamento ipotecario si riferisca alla prima casa.

Ai fini della validità di fruizione dello sconto Irpef occorre comunque andare a rispettare opportuni requisiti, a partire dall’unità immobiliare che, entro sei mesi dalla conclusione dei lavori, deve essere resa abitabile e quindi destinata come accennato a prima casa ad uso residenziale.

Imposta unica sugli immobili: 16 miliardi di incassi per i Comuni

 Nell’ambito dell’applicazione della Legge sul federalismo fiscale c’è anche il cosiddetto “federalismo municipale” finalizzato a garantire agli Enti locali una maggiore autonomia fiscale per quel che riguarda le tasse sugli immobili. Ebbene, in base ad un Decreto che il Governo punta ad approvare nelle prossime settimane, nel nostro Paese ci sarà un accorpamento di imposte come quella catastale e di registro, l’imposta ipotecaria, l’ICI, ma non sulla prima casa, che porterà alla definizione di quella che, in base alle ultime indiscrezioni di stampa, dovrebbe chiamarsi “Service tax”. Come cambierà allora lo scenario per i Comuni?

Ebbene, al riguardo la CGIA di Mestre ha effettuato i relativi calcoli e stime da cui è emerso che i cittadini andranno a versare con la “Service tax” 16 miliardi di euro l’anno ai Comuni piuttosto che allo Stato che, a sua volta, provvederà a ridurre i trasferimenti agli Enti locali per lo stesso importo.