pignoramenti

Stati Uniti, pignoramenti in calo ai minimi da tre anni

RealtyTrac ha pubblicato un monitoraggio nel quale sostiene che i pignoramenti negli Stati Uniti sarebbero calati ai minimi livelli degli ultimi tre anni nel corso del mese di febbraio.

Il dato fa infatti riferimento a un numero di procedure pari a 225.101 unità, in calo di ben 14 punti percentuali rispetto al mese di febbraio, e in contrazione di 27 punti percentuali rispetto allo stesso mese di febbraio dello scorso anno, come precisato dalla società californiana.

Il numero, come già anticipato, è altresì il minimo ammontare di pignoramenti dal mese di febbraio 2008, ed è infine il decremento su base annua più significativo da quanto, nel 2005, la compagnia statunitense ha dato il via al proprio monitoraggio mensile sul fenomeno.

Stati Uniti, pignoramenti in calo a gennaio

Stando all’analisi compiuta dalla Realty Trac, i pignoramenti riscontrati nel mercato immobiliare statunitense nel corso del mese di gennaio sarebbero diminuiti di quasi il 17% rispetto a quelli riscontrati nello stesso periodo dell’anno precedente, con una flessione che viene prolungata al quarto mese consecutivo.

Ad ogni modo, stando alla maggioranza degli analisti, il calo del ritmo di crescita dei pignoramenti non andrebbe attribuito a uno sgonfiamento del fenomeno, quanto invece a un rallentamento delle attività legali necessarie per poter formalizzare gli atti.

A conferma di quanto sopra, vengono pubblicati altresì i dati relativi alle contestazioni delle procedure di pignoramento, che nella maggior parte dei casi non produrranno altro effetto che quello di ritardare nel medio termine la formalizzazione delle procedure.

Stati Uniti, Las Vegas regina dei pignoramenti

Come suggerito da un recente articolo apparso sul sito web del CNN Money, Las Vegas è indiscutibilmente la regina dei pignoramenti, con un volume di procedure di esproprio che ha toccato cifre record, che non accenna ad arrestarsi nel corso di un 2011 che si preannuncia molto difficile.

Secondo i dati forniti da RealtyTrac, infatti, circa un proprietario immobiliare su 9 sarebbe stato coinvolto dai vari livelli del fenomeno sopra ricordato durante il 2010, dando seguito a un volume di transazioni record per la storia del Paese nordamericano.

Come già accennato, anche l’anno in corso dovrebbe essere caratterizzato da un andamento piuttosto negativo della variabile, anche se il ritmo dei nuovi pignoramenti fa ben sperare verso un rallentamento del fenomeno.

Stati Uniti, pignoramenti in crescita in 7 città su 10

Secondo quanto sostiene la società RealtyTrac, in quasi tre quarti delle città statunitensi, nel corso del 2010 il volume dei pignoramenti avrebbe conosciuto un rialzo più o meno sensibile, chiudendo pertanto tale esercizio con un risultato peggiore di quanto rilevato nel 2009.

La società che ha effettuato l’analisi da cui sopra abbiamo tratto l’estrema sintesi, ha infatti affermato che il peggioramento del fenomeno avrebbe interessato il 72% delle città del Paese nordamericano con una popolazione di almeno 200 mila abitanti.

Sul fronte dei record – ben poco invidiabili – le tre città che hanno occupato il podio delle metropoli con gli incrementi più significativi sono avvenuti a Houston, Seattle e Atlanta, le cui proporzioni di aumento dei pignoramenti hanno “battuto” quelle delle principali 20 città della nazione.

Stati Uniti, sempre più pessimismo sui pignoramenti

Msnbc è piuttosto pessimista sull’andamento dei pignoramenti immobiliari negli Stati Uniti, affermando che – nel comparto – il peggio sarebbe solo iniziato, e che pertanto il 2010 non sarà affatto l’anno più grave della crisi di questo settore.

Insomma, il 2011 – che per quanto riguarda l’elemento di cui sopra, sembra effettivamente esser iniziato nel peggiore dei modi – genererà un’esplosione del fenomeno, che raggiungerà delle soglie record entro la fine della seconda parte dell’anno.

Il fenomeno ha già interessato circa un proprietario immobiliare su quarantacinque, con un volume di case pari a 2,9 milioni di unità, in incremento di 1,67 punti percentuali rispetto al 2009.

Stati Uniti, i pignoramenti potrebbero aumentare del 20%

Il numero degli appartamenti statunitensi oggetto di procedure di pignoramento potrebbe subire un incremento del 20% durante il 2011, raggiungendo quindi un picco massimo durante questa lunga ondata di crisi del mercato immobiliare del Paese nordamericano.

Le determinanti fondamentali dell’evoluzione di questa variabile sono riconducibili prevalentemente al mantenimento della disoccupazione al di sopra del 9%, una soglia ritenuta eccessivamente elevata per poter garantire una pronta ripresa di questo e degli altri principali comparti dell’economia USA.

Secondo quanto sostenuto dalla RealtyTrac, il 2011 vedrà pertanto l’evidenza di due diversi record: l’incremento dei pignoramenti fino al livello massimo, e un calo dei prezzi delle case fino alle soglie minime.

Stati Uniti, nuovo incremento dei pignoramenti

Dal mercato immobiliare statunitense, giungono e si sovrappongono nuove brutte notizie. I dati ufficiali relativi all’andamento dei pignoramenti sostengono infatti che durante il terzo trimestre dell’anno la situazione sarebbe significativamente peggiorata.

Più nel dettaglio, le procedure di pignoramento formalmente concluse nella terza parte dell’anno sarebbero state quasi 245 mila, con un incremento rispetto al trimestre precedente che è pari addirittura a 11,2 punti percentuali, con le nefaste conseguenze che ciò porterà dietro.

Complessivamente, sostiene un’analisi di Moody’s, vi sarebbero pertanto ben 1,8 milioni di case pignorate sul mercato immobiliare statunitense, in relazione alle sole procedure avviate o concluse nell’anno recentemente conclusosi, e con un trend che porterà il volume del 2011 a subire nuovi incrementi.

Stati Uniti, pignoramenti record ad agosto

I pignoramenti di proprietà immobiliari ad uso abitativo, negli Stati Uniti, hanno toccato un nuovo livello record durante il mese di agosto quando, secondo i dati riportati da RealtyTrac in un recente studio, il volume si è collocato su soglie non riscontrate in precedenza, per la terza volta dal mese di marzo 2010.

Gli spossessamenti di tali proprietà immobiliari in favore delle banche creditrici hanno infatti toccato quota 95.364 unità, con un incremento su base annua pari a un quarto, e ponendosi come anticamera nei confronti di un record annuo che – salvo sorprese – verra probabilmente battuto da un 2010 molto negativo.

Gli analisti di RealtyTrac ricordano inoltre che uno degli effetti principali di questa esplosione dei pignoramenti consiste nella crescente “fornitura” di nuove case in vendita sul mercato immobiliare: uno scenario che contribuisce a generare evidenti pressioni al ribasso nei valori commerciali delle case, con un gap domanda – offerta in fase di allargamento.

Disoccupazione elevata, i pignoramenti continueranno a crescere

In un recente studio gli analisti della compagnia americana ZipRealty sostengono che il mercato immobiliare statunitense non riuscirà a conseguire una ripresa soddisfacente nel corso dei prossimi mesi. La perdita di nuovi posti di lavoro, che mantiene su soglie troppo elevate il tasso di disoccupazione, continua a produrre delle nocive conseguenze sulle speranze di ripresa del real estate a stelle e strisce.

Secondo gli analisti della compagnia sopra ricordata, il volume di vendite delle nuove proprietà immobiliari sarebbe fortemente nella strada del decremento, giungendo su soglie minime record durante la parte finale dell’estate. Tale elemento, uno degli indicatori principali dello stato di salute del mercato immobiliare americano, è previsto ulteriormente in calo nel corso delle prossime settimane.

Stando a ciò che a tal proposito è stato dichiarato dai ricercatori dell’Università di Harvard, “i problemi del mercato immobiliare sono problemi dell’intera economia nazionale, e fino a quanto non verranno risolti, non vi potranno essere margini per una robusta ripresa”.

Stati Uniti, l’immobiliare come freno alla ripresa economica

Un’interessante analisi di Bloomberg sullo stato di salute del mercato immobiliare degli Stati Uniti d’America riporta che proprio il real estate sarebbe stata la principale determinante di sette delle ultime recessioni del Paese nordamericano. Questa volta – sostiene ancora il media americano – l’immobiliare potrebbe non tanto provocare una nuova recessione, quanto frenare la ripresa economica nazionale in maniera decisiva.

Le vendite di case sono infatti pressoché crollate dopo il mese di aprile: il 30/4 scadeva infatti il termine ultimo per poter richiedere l’erogazione di un bonus fiscale da 8 mila dollari che l’amministrazione governativa aveva riservato agli acquirenti di una prima casa per favorire le transazioni di compravendita del mercato immobiliare nordamericano.

Il bonus prevedeva che entro tale data venisse sottoscritto un preliminare di vendita e, entro il 1 luglio, fosse portata a compimento la transazione di compravendita finale. Al termine di tali scadenze, le attività hanno subito un evidente rallentamento, che dovrebbe proseguire ed acuirsi durante la seconda parte del 2010.

Stati Uniti, vendite di case usate in calo a giugno

Nel corso del mese di giugno le vendite di case usate nel mercato immobiliare degli Stati Uniti hanno subito un andamento migliore del mese di maggio, nel quale le compravendite di proprietà avvenute sul c.d. mercato secondario hanno subito un declino piuttosto sostanzioso come principale conseguenza della scadenza del beneficio fiscale precedentemente previsto per favorire le transazioni degli acquirenti di prima casa.

Il governo americano aveva infatti stabilito un bonus da 8 mila dollari per incentivare i potenziali acquirenti a diventare proprietari di una propria prima casa. Per ottenere tale beneficio era necessario concludere un’operazione di preliminare di vendita entro il 30 aprile 2010, portando poi a compimento la compravendita entro il 1 luglio 2010: la scadenza del beneficio aveva ovviamente prodotto un grave gap tra i mesi di aprile e di maggio, che sembra ora sulla via della stabilizzazione.

Secondo quanto sostenuto dalla National Association of Realtors, infatti, le vendite di case già presenti sul mercato – il cui peso sul totale delle compravendite è pari a circa il 90% – sono diminuite di 5,1 punti percentuali durante il mese di giugno. Sempre stando a quanto affermato dall’associazione, il volume di transazioni rimarrà “molto basso” anche nel corso dei prossimi mesi, riflettendo l’effetto sul medio termine della scomparsa del beneficio sopra ricordato.

Stati Uniti, pignoramenti in crescita in tre città su quattro

I pignoramenti sono cresciuti in tre città statunitensi su quattro durante il primo semestre dell’anno. A trarre questa conclusione è stata la RealtyTrac, che ha pubblicato i propri monitoraggi periodici, sancendo che la determinante principale che ha provocato questo nuovo, ennesimo rimbalzo nel numero dei pignoramenti è stata una condizione complessiva del mercato del lavoro non certo ottimizzante.

Vi sono inoltre alcune aree metropolitane in grado di siglare dei veri e propri record negativi. È il caso di Baltimore e Albuquerque, nel quale il numero di proprietà immobiliari coinvolte in procedimenti di pignoramento è più che raddoppiato rispetto al volume riscontrato nel corso dello stesso periodo dell’anno precedente. Incrementi maggiori del 50% anche a Salt Lake City, a Savannah e ad Atlantic City.

Come detto, la causa principale di questa evoluzione è indicata da tutti i principali analisti nelle attuali condizioni del mercato del lavoro. Il tasso di disoccupazione è infatti calato al 9,5%, un livello ancora troppo basso per poter garantire un rinnovamento delle transazioni nel mercato immobiliare.

Stati Uniti, nuovo calo nelle attività dei cantieri

Gli avvii di nuovi lavori di costruzione di proprietà immobiliari ad uso abitativo nei cantieri degli Stati Uniti, durante il mese di giugno, sono calati ai minimi livelli dal mese di ottobre. Le cause principali, sostengono le principali osservazioni, sono da riferirsi a un brusco rallentamento nel trend delle vendite, e alla scadenza del beneficio fiscale predisposto dall’amministrazione governativa per gli acquirenti di una prima casa.

Su un volume annualizzato, infatti, nel mese di giugno sarebbero stati avviati cantieri per la realizzazione di circa 549 mila nuovi appartamenti, con una flessione che rispetto al precedente mese di maggio sarebbe stata contenuta in 5 punti percentuali. A sostenerlo, in un report pubblicato pochi giorni fa sui principali media americani, è stato il Dipartimento del Commercio di Washington.

Come già ricordato, il calo nelle attività dei cantieri statunitensi è stato avviato con la scadenza del supporto governativo. Un fatto che dimostra come il mercato immobiliare nordamericano sia particolarmente debole, e come non riesca a riprendere una strada di un coraggioso sviluppo senza la presenza di un sostegno da parte delle amministrazioni federali o statali, essenziale in questa fase post-recessiva.

Case di proprietà, diminuisce il costo della vita negli USA

La lenta, lentissima, ripresa economica statunitense sta conducendo a un decremento del costo della vita per i proprietari di casa del più grande Paese nordamericano. Secondo quanto rivelano alcuni report pubblicati nel corso degli ultimi giorni, infatti, il costo della vita è calato a giugno per il terzo mese consecutivo, come principale conseguenza di un tasso di inflazione da tempo pressochè stabile o in lieve contrazione.

L’indice che misura la variazione dei prezzi al consumo è infatti diminuito di 0,1 punti percentuali a giugno, dopo un calo di 0,2 punti percentuali riscontrato nel precedente mese di maggio. I venditori stanno offrendo dei forti sconti per mantenere un quantitativo di vendite in valore assoluto soddisfacente, e liberare nel contempo il magazzino dalle giacenze accumulate nel corso degli ultimi mesi.

Il mercato del lavoro fatica a riprendersi, e gli effetti sono molteplici anche sul fronte immobiliare. Su uno di questi abbiamo avuto modo di soffermarci più volte nell’ultimo anno (e continueremo a farlo): i pignoramenti immobiliari stanno infatti crescendo a ritmi record, e nel 2010 verrà probabilmente battuto il precedente record dell’anno precedente, quando gli espropri di case giunsero a livelli drammatici.