tassi mutui

Confronto europeo sui tassi dei mutui – marzo 2013

 Che gli italiani paghino troppi interessi sui mutui casa è dato ben noto. Come abbiamo ripetuto più volte nel corso delle ultime settimane, la “responsabilità” è ascrivibile principalmente allo “spread“, cioè alla maggiorazione che le banche impongono sul parametro di riferimento dei tassi (che invece rimane uguale per tutti, essendo rappresentato dall’Euribor per i mutui a tassi variabile e dall’Eurirs per quelli a tasso fisso).

Tasso fisso in calo nelle richieste mutui

 Il mutuo a tasso fisso perde appetibilità. Anche al fine di trovare un bilanciamento più congruo tra la rata e il reddito, i nuovi mutuatari si indirizzano sempre di più sul fronte dei mutui a tasso variabile, con ciò che potrebbe tuttavia conseguirne sul fronte di potenziali incrementi dell’importo delle rate nel medio termine. Rinegoziazione, sostituzione e surroga sono a portata di mano, ma siamo sicuri che la scelta del mutuo a tasso variabile sia veramente la soluzione migliore per risparmiare?

Tassi mutui in crescita a febbraio

 Salgono, nel mese di febbraio, i tassi di interesse applicati alle operazioni di finanziamento immobiliare in Italia. Stando a quanto afferma la Banca d’Italia, infatti, i tassi di interesse – comprensivi delle spese accessorie – sui mutui per l’acquisto di abitazioni, erogati nel corso del secondo mese dell’anno alla clientela retail, sarebbero aumentati di 6 basis points rispetto a quanto riscontrato nel corso del primo mese del 2012.

In altri termini, il tasso di interesse medio per le erogazioni del mese di febbraio sarebbe salito a quota 4,61 punti percentuali contro i precedenti 4,55 punti percentuali. Ben più corposo l’incremento dei tassi di interesse applicati alle nuove operazioni di erogazione di credito al consumo, passati dai precedenti 9,91 punti percentuali di gennaio agli attuali 10,10 punti percentuali.

Tassi mutui, costo del denaro USA ai minimi da 30 anni

 I tassi di interesse applicati sui mutui a tasso fisso statunitensi per una durata pari a 30 anni sono calati ai minimi livelli storici. Il tasso medio applicato per un’operazione a trent’anni, infatti, è calato a quota 3,91 punti percentuali nella settimana terminata il 22 dicembre, per il più basso livello dal 1971 ad oggi, e in flessione rispetto ai 3,94 punti percentuali rilevati appena una settimana fa dalla società Freddie Mac, che da quarant’anni effettua questo periodico aggiornamento di uno dei parametri maggiormente caratterizzanti.

In calo anche i tassi di interesse applicati ai mutui a tasso fisso con scadenza inferiore: quelli a 15 anni si sono contratti a quota 3,21 punti percentuali, replicando un livello minimo nella storia. Il mercato immobiliare – posto sotto pressione da un andamento dei pignoramenti troppo elevato, e da politiche creditizie troppo timide – non sembra tuttavia essere in grado di approfittare in pieno del benefit generato da questo straordinariamente basso livello nelle soglie di onerosità per le operazioni di mutuo.

Tassi mutui, piccolo rimbalzo USA dai minimi storici

 I tassi di interesse applicati dalle banche statunitensi sulle operazioni di mutuo si sono lievemente ripresi, dopo che nella scorsa settimana avevano toccato un minimo storico da oltre 50 anni. A dirlo è la società Freddie Mac, che come ogni settimana effettua il suo solito periodico monitoraggio, e che conferma il primo rialzo dei tassi di mercato avvenuto nel corso dell’ultimo mese di verifica del trend del costo del denaro.

Più nel dettaglio, Freddie Mac afferma che per quanto concerne i tassi di interesse applicati ai mutui a tasso fisso con scadenza a 30 anni, l’attuale livello sarebbe pari al 4,22% contro il precedente 4,15%, che come abbiamo anticipato rappresenta altresì il livello minimo mai riscontrato negli ultimi 50 anni, ennesimo segnale di quella che è la lunga crisi del settore immobiliare e del comparto finanziario ad esso ricollegabile.

Tassi di interesse, calo ulteriore nel mercato statunitense

 Stando a quanto affermato dalla società Freddie Mac, i tassi di interesse applicati negli Stati Uniti sui finanziamenti immobiliari a trent’anni, a tasso fisso, sarebbero diminuiti ad un livello mai riscontrato nel corso degli ultimi nove mesi. Un segnale evidente di come la ripresa economica statunitense stia rallentando ulteriormente, consentendo in tal modo al costo del denaro di rimanere su soglie davvero molto convenienti.

Il tasso medio applicato ai mutui a 30 anni, a tasso fisso, sono diminuiti al 4,32% nella settimana terminata l’11 agosto, contro i 4,39 punti percentuali riscontrati una settimana prima. In calo anche i tassi di interesse applicati alle scadenze inferiori, con quelli a 15 anni che ad esempio sono diminuiti ai 3,5 punti percentuali, contro i 3,54 punti percentuali della settimana precedente, come confermato ulteriormente da Freddie Mac.

Tassi sui mutui, negli USA calo ai minimi da otto mesi

 Stando alle ultime rilevazioni esaminate in materia, i tassi di interesse che negli Stati Uniti sono mediamente applicati sui finanziamenti immobiliari a tasso fisso sono calati ulteriormente nel corso dell’ultima settimana, arrivando a toccare il livello minimo da otto mesi a questa parte. Il tasso medio applicato sui finanziamenti a 30 anni è infatti calato al 4,39% nella settimana terminata il 4 agosto, contro il 4,55% rilevato nella settimana precedente di riferimento.

Ancora, Freddie Mac sostiene che il tasso medio applicato ai mutui sarebbe calato anche per quanto concerne le scadenze inferiori, con i tassi sui mutui a 15 anni che hanno subito una contrazione al 3,54%, contro il precedente 3,66%. Anche in questo caso, si tratta di un ritorno a un livello molto basso per lo storico recente, che non è escluso possa subire ulteriori flessioni nel corso delle prossime settimane.

Manovra finanziaria: colpisce mutui, case ed affitti

 La manovra correttiva triennale dei conti pubblici rischia di dare il colpo di grazia in Italia alle famiglie, ed in particolare a milioni di italiani proprietari di case, a quelli che la casa la stanno ancora pagando col mutuo, ed a quelle che vivono in affitto. Al riguardo è tutt’altro che positivo il giudizio del Sunia, Sindacato Unitario Inquilini ed Assegnatari, su una manovra che nel complesso va proprio a discapito della povera gente attraverso gli odiati, gli odiatissimi tagli lineari a partire dalla decisione di abbassare in maniera indiscriminata le agevolazioni fiscali, ovverosia le deduzioni e le detrazioni. Con la conseguenza che si rischia una ulteriore riduzione delle risorse a sostegno delle famiglie in difficoltà con il pagamento degli affitti, ma anche il ritorno delle tasse sulla prima casa, e l’inasprimento dei tassi di interesse sui mutui a causa dell’allargamento della banda sui tassi ad usura.

Tassi mutui, cosa farà la BCE nei prossimi mesi?

 La Banca Centrale Europea ha ritoccato il tasso di interesse ufficiale di riferimento sulle operazioni di rifinanziamento, portandolo – con una decisione ampiamente attesa – dall’1,25% precedente all’attuale 1,50%, in un aumento di 0,25 punti percentuali che non dovrebbe affatto essere l’ultimo di questo 2011, anche se non è ancora ben chiaro comprendere quanti (e di quali entità) saranno i prossimi apprezzamenti da parte dell’istituzione monetaria più importante dell’Eurozona.

Contrariamente ad altre volte, infatti, il suo numero uno, Jean Claude Trichet, ha preferito tenere un po’ di margine di riserbo nel preannunciare le prossime mosse della propria istituzione, non permettendo agli osservatori di comprendere se si trattasse di una semplice mossa per prendere ulteriormente tempo per analizzare l’evoluzione dei fatti, o se in realtà la BCE sappia benissimo cosa fare nel corso dei prossimi trimestri.

Stati Uniti, mutui in crescita a metà gennaio

Stando ai dati forniti dalla Mortgage Bankers Association, le erogazioni di finanziamenti concessi per acquistare casa, o sostituire un mutuo già in corso di ammortamento, avrebbero subito un buon incremento.

Complessivamente, infatti, l’indice che misura l’andamento delle erogazioni dei mutui ipotecari ha avuto un balzo del 5% rispetto alla settimana precedente, spinto dall’aumento dei rifinanziamenti – incrementatisi di ben 7,7 punti percentuali rispetto al periodo di confronto precedente.

In calo invece le richieste di mutui per l’acquisto di una casa: le persone che hanno effettuato la scelta di domandare un finanziamento immobiliare per metter le mani sull’abitazione di proprietà sono calate di numero con una proporzione pari all’1,9%.

Stati Uniti, tassi mutui finalmente in ribasso dopo settimane di crescita

Negli Stati Uniti i tassi di interesse applicati dagli istituti di credito locali sulle operazioni di finanziamento immobiliare hanno subito un sorprendente calo, che mette fine a quasi due mesi di incremento pressochè continuo.

Freddie Mac – l’istituto che compie il settimanale monitoraggio sul costo del denaro sui mutui – ha infatti affermato che nell’ultima settimana i tassi sui mutui a tasso fisso a 30 anni sono calati al 4,77%, contro il 4,86% della settimana precedente.

Certo è che la soglia minima storica toccata nel mese di novembre è piuttosto lontana (4,17%, il minimo da 40 anni a questa parte), ma è altrettanto vero che questo evidenzia un rallentamento piuttosto importante nella strada di superamento del 5%, oramai inevitabile.

Canada, uno dei migliori mercati immobiliari del mondo

Il mercato immobiliare canadese è uno dei migliori del mondo. A dirlo è uno studio condotto dalla Scotia Economics, secondo cui il real estate del Paese nordamericano avrebbe conseguito la sesta migliore prestazione tra quelli dei Paesi sviluppati.

Lo studio, denominato Global Real Estate Trends, ricorda tuttavia che nonostante una performance sicuramente degna di nota, il mercato immobiliare canadese avrebbe altresì dimostrato una volatilità maggiore rispetto a quelli di principale riferimento, con un elemento che denoterebbe pertanto minori garanzie di redditività a breve termine degli impieghi in tale comparto.

L’andamento delle transazioni ha poi subito alcuni rimbalzi giudicati anomali, con un buon ritmo durante la primavera e l’inverno, ma con dei crolli oltre le attese durante la stagione estive, dove si registrano tradizionalmente dei rallentamenti, ma con minori proporzioni di quanto riscontrato nella realtà.

Cina, i tassi sui mutui crescono dello 0,25%

La Banca Centrale cinese lo ha fatto ancora. Per la seconda volta dal 19 ottobre, l’istituzione monetaria del gigantesco Paese asiatico ha fatto sapere di aver incrementare il costo del denaro, con conseguenze che andranno ad avere riflessi diretti sia sui prestiti immobiliari che sui depositi.

Il 19 ottobre scorso, ricordiamo, la Banca Centrale decise di interrompere un silenzio durato quasi un triennio (almeno, per ciò che concerne i tassi ufficiali di riferimento), andando ad incrementare i tassi dello 0,25%; decisione ora replicata, con un apprezzamento del costo del denaro di mezzo punto percentuale (complessivo) da tre mesi a questa parte.

L’obiettivo della Banca cinese è piuttosto semplice: giocare il proprio ruolo nel difficile gioco di contrasto alla speculazione immobiliare, con l’istituzione monetaria e il governo impegnati a ridurre i pericoli di formazione di una bolla di settore all’interno del Paese orientale.

Stati Uniti, tassi sui mutui a 30 anni al 4,61%

Freddie Mac ha appena pubblicato gli ultimi dati relativi all’andamento dei tassi applicati sui mutui a tasso fisso con scadenza 30 anni, sostenendo che il valore medio si aggirerebbe intorno al 4,61%, con un valore – in altri termini – mai toccato negli ultimi cinque mesi.

Il dato di inizio dicembre sarebbe inoltre significativamente superiore a quanto riscontrato nell’ultima parte del mese di novembre, quando il dato dei tassi di interesse sui mutui a 30 anni era inferiore al 4,50%. Discorso similare per i tassi sui mutui a 15 anni, al 3,96% contro il precedente 3,81%.

I tassi di interesse sui mutui sembrano quindi aver intrapreso un trend al rialzo dai tratti ancora parzialmente imprevedibile, con la conseguenza di spingere un numero crescente di persone a richiedere i finanziamenti per acquisto casa prima che le condizioni di onerosità crescano ancora.